La partecipazione dell'Assessorato alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica della Provincia di Padova al MIPIM 2009
In Veneto (IT) il governo del Territorio si attua attraverso livelli coordinati di pianificazione urbanistica e territoriale.
In merito ai compiti di programmazione la Provincia di Padova, sulla base dei programmi regionali, predispone ed adotta il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio.
La “forma” di Piano è “leggera” e trova la sua ragione d’essere nel superamento della logica autoritativo-gerarchica della pianificazione tradizionale a vantaggio d’una praticabile “governance” del tipo “coordinamento gerarchico” ispirata ai principi di decentramento delle competenze, di sussidiarietà verticale ed orizzontale e di cooperazione-partecipazione, privilegiando l’azione di “coinvolgimento” piuttosto che quella di “comando” e la “verifica di rispondenza e/o coerenza” rispetto al vecchio principio della “conformità”.
La gestione coordinata della pianificazione avviene secondo i principi della “Governance” (Apertura, Patecipazione, Responsabilità, Efficacia, Coerenza: Libro Bianco pubblicato a Bruxelles nel 2001 nell’ambito dell’Unione Europea) sui quali è stata impostata l’azione amministrativa per rendere il più possibile trasparente l’interazione tra azioni di governo e cittadini, trovando fondamento nel concetto di “sviluppo sostenibile”, ai fini di una pianificazione corretta e compatibile con gli aspetti ambientali territoriali.
A scala intercomunale lo strumento preordinato al coordinamento delle politiche di pianificazione urbanistica sovracomunale è il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale dal quale discendono poi i singoli Piani comunali; si tratta di un “accordo di pianificazione territoriale ed urbanistica” che provvede: alla tutela dei valori paesaggistici e ambientali (nelle componenti “ecologico-naturalistiche”, “storico-culturali” e geologiche); all’organizzazione generale del territorio e alla sua articolazione per gli ambiti produttivi che assicurino una equilibrata distribuzione delle previsioni di trasformazione e delle dotazioni necessarie allo sviluppo territoriale sostenibile; al coordinamento delle politiche comunali, favorendo strategie di sviluppo tra loro coerenti.
La Provincia di Padova ha lanciato un modello di governance territoriale destinato a fare da apripista in Veneto. Per la prima volta è stata considerata in modo unitario pianificazione urbanistica e programmazione socio-economica mettendo a punto una prassi operativa capace di aumentare la competitività (accessibilità, specializzazione, qualità delle prestazioni, forme di cooperazione, qualità di vita e sicurezza) e la coesione territoriale (sociale, economica) attraverso l’approccio integrato ai problemi dello sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio come pre-condizione per realizzare le altre forme della coesione e della “solidarietà sociale”.
alla ..... governance urbana ......
Obiettivo generale del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Padova è quello di concorrere, all’interno del quadro normativo regionale, a definire una organica programmazione dei vari sistemi del territorio provinciale, coordinando in particolare il sistema produttivo e della grande e media distribuzione commerciale con quello insediativo e delle reti infrastrutturali, favorendo l’integrazione e il collegamento con le altre funzioni di servizio e collettive.
Il “territorio”, inteso non solo come spazio fisico sul quale si diffonde l’attività sociale, ma riguardato – al tempo stesso – come una risorsa, materiale e culturale, economica e civile, è insieme l’infrastruttura di base, cioè il supporto degli insediamenti, è il luogo della memoria collettiva costituita dall’accumulazione dei segni e degli interventi realizzati nel corso della storia a formare l’identità sociale e la consapevolezza comunitaria dei suoi abitanti.
Il territorio, per attrezzarsi alle nuove sfide competitive ed assicurare alle future generazioni un ambiente di vita adeguato, deve riuscire a passare da una logica legata alla crescita “quantitativa” ad una logica relativa a fattori “qualitativi”, prendendo atto della più recente organizzazione spaziale ovvero dei cosiddetti “paesaggi della contemporaneità” con i quali ci troviamo a convivere.
La necessità di ridare significato e senso allo spazio in cui viviamo, riappropriandoci della sua identità, impone di recuperare saperi, culture e tradizioni locali, valori che conferiscano al territorio caratteri di specificità e distinzione.
Il “riconoscimento e la valorizzazione dell’ambiente come patrimonio e come risorsa” è un’azione orientata ad un’idea del rapporto tra ambiente ed economia, che però riconosce alla natura un ruolo irrinunciabile nel garantire una qualità di vita alta e sana.
L’identificazione tra soggetti, risorse e territorio determina anche una novità: il rapporto tra lo sviluppo ed il territorio si inverte, il territorio non è mera proiezione dello sviluppo ma è esso stesso sviluppo.
Questo è l’obiettivo da perseguire.
La ricchezza della città europea risiede nella sua stratificazione, nel fatto che noi abitiamo nella contemporaneità un territorio modellato dal passato e quindi ci è dato il privilegio di vivere dentro un territorio fisico della memoria.
Nel modello della città che abitiamo oggi, paradosalmente, fruiamo ogni giorno, ogni istante, spazi riferiti a funzioni del passato. Quando usciamo da casa, i segnali della nostra contemporaneità (tram, luci e pubblicità) sono poca cosa rispetto alla ricchezza e alla complessità del paesaggio stratificato dell’intorno. Nei centri storici noi ci troviamo a nostro agio, proprio perché viviamo la contemporaneità attraverso spazi sedimentati, luoghi vissuti che inconsciamente riconosciamo come nostri.
Attraverso la promozione dell’identità, le Amministrazioni locali possono perseguire obiettivi formativi, economici, politici, contestualizzando i beni culturali entro relazioni politiche di programmazione concertata a livello di territorio e di area, assegnando loro il ruolo di “motori” dello sviluppo per la qualità della vita dei residenti e per un’imprenditorialità localmente diffusa e proiettata nel mercato globale.
Vi è, quindi, la necessità di ricercare un nuovo modello di sviluppo sostenibile capace di risolvere lo sfasamento tra sistema territoriale e valore culturale dei contesti urbani e naturali che testimoniano l’identità attraverso processi di qualità idonei ad attivare potenzialità di valorizzazione, per corrispondere alle aspettative dei residenti e favorire la promozione turistica del patrimonio storico-ambientale e delle risorse locali.
Il metodo “identità – ruolo – funzioni – visibilità” verte sulla consapevolezza che, per promuovere una realtà locale, occorra individuare, o creare, un modello di presidi di qualità, un sistema integrato di funzioni e relazioni qualitative coerenti all’identità locale, da porre al centro delle Politiche di governo, relativamente ai contenuti culturalmente significativi, in quanto risorse attivabili come “motori” dei sistemi di sviluppo socio-economico.
L’obbligo di “fare rete”, continuamente richiamato nel campo dell’economia al fine di accettare e confrontarsi con la crescente complessità degli sfondi europei e mondiali e delle sfide internazionali, riguarda praticamente la Città ed il suo contesto, ove le diverse problematiche si rendono palesi ed emergono in tutta la loro evidenza le insufficienze e le possibili contraddizioni.
La sfida consiste nel costruire una nuova governance urbana che, in questa fase di profonda trasformazione economica, urbanistica e culturale, consenta alla “città industriale” di condividere con la “città storica” un comune progetto di sviluppo integrato coinvolgendo gli attori economici, politici e sociali nell’elaborazione della visione e nella definizione delle strategie e dei progetti.
La visione strategica, basata sulla competitività e sulla coesione, individua nella città storica una pluralità di funzioni:
• la città della conoscenza
• capace di promuovere l’alta formazione e la ricerca;
• la città ambiente
• capace di promuovere la qualità urbana e territoriale;
• la città delle produzioni e degli scambi
• capace di promuovere le vocazioni locali e l’innovazione;
• la città della solidarietà e dell’integrazione
• capace di supportare i nuclei familiari favorendo l’integrazione nel tessuto sociale;
• la città delle identità e della cultura capace di promuovere le reti, molte e diverse.
Nell’ambito del “Forum delle culture” tenutosi a Barcellona per fare il check up alla Città - quella europea in particolare - e per mettere a punto ricette condivise per superare la “Città dispersa” e la “Città informale”, spettri che aleggiano sulle aggregazioni urbane del XXI secolo, un ruolo decisivo è stato riconosciuto agli “spazi collettivi”.
Nei Piano Regolatori Comunali di oggi si dovranno tenere presenti soggetti e istanze importanti: bambini e anziani, i parchi, la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale attraverso l’apertura di nuovi musei, pinacoteche, biblioteche comunali di quartiere. Spazi urbani per la comunità che non rispondono né alle esigenze primarie del lavoro né a quelle secondarie del riposo.
Rimane quindi la possibilità di progettare contenitori di un tempo creativo: un tempo del divertimento, del pensare, di produzione culturale e artistica; un tempo di cui sentiamo sempre più la necessità e l’utilità.
In questa prospettiva l’assunzione di un Master Plan finalizzato al rilancio socio-economico delle aree più centrali, usando il patrimonio storico come condensatore ed acceleratore simbolico di trasformazione – in sinergia con il sistema produttivo, della grande e media distribuzione commerciale, nonché dell’innovazione tecnologica – condiviso tra i diversi attori della trasformazione e la comunità locale, viene indicato come lo strumento prioritario da formare al fine di raggiungere obiettivi ambiziosi e necessari come quelli della crescita economica, della coesione sociale, della realizzazione dell’economia della conoscenza e dello sviluppo sostenibile.
La pianificazione strategica viene assunta come motore di sviluppo e di coesione sociale.
Competitività e coesione richiedono la convergenza tra economia e territorio. In questo senso la “territorialità” delle opere infrastrutturali: dal sistema delle piattaforme logistiche a beneficio dei poli produttivi, al servizio metropolitano distrettuale; dalla logistica urbana basata su mezzi di trasporto eco-compatibili, agli aspetti relativi all’arredo, ai parcheggi, alla segnaletica, alla pianificazione, gestione e controllo del traffico e del trasporto pubblico.
Per il Territorio uno dei principali aspetti di criticità e di innovazione, nei processi di programmazione e pianificazione, diventa quindi la capacità di individuare i propri fattori di localizzazione, ossia saper offrire le migliori condizioni e sviluppare le proprie potenzialità.
Per fare ciò diventa necessario per la pubblica amministrazione, se non indispensabile, dotarsi, accanto agli strumento classici di politica per lo sviluppo, di programmi di marketing territoriale (pacchetti localizzativi – prodotti d’area), nonché di strumenti e organizzazioni specifiche di promozione e comunicazione.
All’interno del sistema assume un’importanza strategica il “progetto”, soprattutto quello complesso: è la forma privilegiata per far convergere reti multiple di attori e strutturarle secondo specifici modelli di sviluppo socio-economico rispettoso dell’identità locale.
Per ottenere qualità, occorre far convergere la dimensione tecnica, amministrativa, economica-finanziaria, sociale ed ambientale dei processi di intervento.
La “qualità del progetto” è decisiva per raggiungere obiettivi di competitività: dal Master Plan strutturale alla formulazione del Piano Guida, sino all’approvazione ed alla sua realizzazione.
..... le buone pratiche: un esempio concreto .....
“Cava Preara” è una ex cava da tempo dimessa, localizzata nella parte sud-ovest dei Colli Euganei, lungo la strada Cingolina, a metà strada tra i comuni di Cinto e Faedo.
Allo stato, tolta la ripida parete calcarea del fronte di scavo, l’ambiente risulta parzialmente rinaturalizzato per la crescita di vegetazione spontanea di tipo infestante.
Il Piano Ambientale del Parco Regionale dei Colli Euganei per questo sito prevede, tra l’altro, il mantenimento dei segni di forte caratterizzazione paesistica, anche con l’inserimento di attrezzature di minimo impatto atte a favorirne la fruizione didattica, scientifica e ambientale; mentre il P.R.G. ne precisa il possibile riutilizzo come area di recupero ambientale destinata al turismo occasionale.
Il progetto di recupero e riutilizzo, superando l’ambito strettamente locale e ravvisando nella Cava un sito di importanza strategica macro-regionale, intende perseguire i seguenti obiettivi:
• recuperare una parte di territorio antropizzato e ora abbandonato;
• ripristinare il sistema naturalistico-ambientale anche con l’introduzione di nuove funzioni sostenibili atte a valorizzare il paesaggio rurale collinare;
• rivalutare e promuovere il sistema storico-culturale dell’area euganea;
• potenziare e qualificare il sistema turistico-ricettivo del parco;
• consolidare e razionalizzare il sistema relazionale-infrastrutturale fornendo servizi qualificati a scala territoriale più vasta;
• promuovere un esempio di utilizzo delle fonti rinnovabili di energia compatibile con l’ambiente.
Per ottenere questi obiettivi, il progetto di recupero e riutilizzo di “Cava Preara” prevede la realizzazione di una sorta di “Villaggio Ecologico Sperimentale” che coordini e integri in quest’area più risorse provenienti dall’attivazione di due principali funzioni individuate come:
• Polo Turistico;
• Polo Didattico-Scientifico.
Il progetto, conformemente alle indicazioni di piano, sviluppa gli aspetti relativi a queste funzioni subordinandoli ad alcuni principi di sostenibilità ambientale:
• conservazione e riqualificazione dell’ambiente;
• uso compatibile delle risorse naturali disponibili;
• uso di energia ricavata da fonti rinnovabili;
• utilizzo di materiali e tecnologie eco-compatibili;
• sperimentazione e impiego di tecnologie innovative.
Il polo turistico
L’intervento prevede di agire su tre livelli tematici complementari e integrati:
• il turismo occasionale (realizzazione di aree di sosta per camper e caravan, di aree per campeggio e di residenze temporanee integrate con l’ambiente e realizzate in bio-edilizia applicando moduli sperimentali)
• le attività ludico-sportive (opere di riforestazione e rinaturalizzazione ragionata del sito; individuazione di sentieri pedonali e ciclabili collegati a circuiti già esistenti; realizzazione di un parco tematico degli “eco-giochi” all’interno del sistema prato-bosco del verde attrezzato)
• la cultura e lo spettacolo (localizzazione di presidi enogastronomici, privilegiando la bio-agricoltura e i prodotti a chilometri-zero; realizzazione di una biblioteca tematica delle tradizioni e della cultura dell’area urbana; programmazione in spazi appropriati di eventi di animazione, teatro, musica e quant’altro privilegiando le tematiche compatibili con le caratteristiche dell’area).
Il polo didattico-scientifico
La funzione “didattico-scientifica” viene considerata elemento portante dell’intero progetto di recupero e riutilizzo di “Cava Preara”, in quanto gli aspetti relativi a questa funzione - interessando direttamente ogni realizzazione prevista - forniscono le basi culturali, tecniche e scientifiche indispensabili per sostenere non solo la fattibilità ambientale, ma anche la valenza “virtuosa” dell’esperienza che andrà diffusa e comunicata a vari livelli di complessità, investendo in particolare sulle future generazioni (bambini e ragazzi).
Anche in questo caso il progetto prevede di agire su tre livelli tematici complementari e integrati:
• la compatibilità ambientale (le opere previste saranno realizzate in bio-architettura e prevederanno quanto più possibile l’uso di fonti energetiche rinnovabili e/o alternative; le opere di sistemazione ambientale utilizzeranno tecniche ingegneria forestale; verranno incentivate e promosse tecniche e/o materiali alternativi derivanti dalla ricerca e dalla sperimentazione; per la realizzazione delle opere verranno utilizzati ed applicati esempi concreti)
• le attività didattiche (all’interno dell’area verrà allestito un percorso didattico che, con visite guidate, consenta la visione diretta delle realizzazioni; verranno organizzati e promossi laboratori tematici, stages e master di specializzazione su tematiche riguardanti sostenibilità, compatibilità, energia, ambiente, ecc., a più livelli di approfondimento, coinvolgento scuole e università)
• le attività scientifiche (all’interno delle strutture dell’area potrà trovare sede un osservatorio permanente sull’ambiente; in spazi appositamente progettati saranno organizzati e promossi conferenze e convegni su tematiche specifiche, anche supportati da esposizioni e mostre).
Un “Progetto Pilota”
La stretta interrelazione tra la funzione “turistica” e la funzione “didattico-scientifica” porta ad elaborare un progetto che, specialmente nel caso di questa cava dimessa, si distingue per la notevole complessità degli aspetti e delle competenze coinvolte.
Le opere realizzate per “Cava Preara” dovranno risultare di fatto una sorta di esempio-campione (“prototipi” o “archetipi”) di riferimento per i fruitori, i visitatori e gli studenti.
In questa ottica le attività turistiche, ludiche, culturali, didattiche e scientifiche vanno intese come indispensabili elementi di integrazione, dialogo, confronto e crescita in relazione alla comunicazione e promozione dei contenuti del progetto, inteso come un insieme di esperienze e conoscenze “esportabili” anche in altre situazioni analoghe.
Il progetto è dunque inteso come un “laboratorio ambientale” dove fare convergere “attori” pubblici e privati nella realizzazione di un “Progetto Pilota”, un esempio virtuoso di come sia possibile conciliare salvaguardia dell’ambiente e sviluppo sostenibile, in un sistema relazionale vasto: dall’ambito europeo (per l’ubicazione strategica), a quello nazionale (sistema dei parchi), a quello regionale (per la specificità del territorio) fino a quello locale (porta del parco).